So già che con questo post scatenerò un po’ di zizzania, ma tanto meglio: purché se ne parli, no?

Per molti anni della mia vita mi sono considerata una convinta femminista – ti ho spiegato il perché in questo post.

Oggi invece ti spiego perché non lo sono più, alla luce di ciò che sto maturando sull’essere “femminile” invece che “femminista”.

Attenzione, perché a molte non piacerà quello che sto per dire. Se succede che ti stizzisci occhio perché forse significa che di certi concetti astratti ne hai fatto la tua identità. Fermati un attimo e osserva da che punto di te arriva l’agitazione e cosa nasconde di interessante per te.

DA UN PUNTO DI VISTA BIOLOGICO I GENERI ESISTONO

Esiste il maschio ed esiste la femmina, e sono biologicamente diversi.

Su questo non ci piove e non ci pioverà neanche dopo anni di lotte sociali e asterischi in fondo alle parol* (questa cosa, scusate, ma mi manda via di testa :D ma è parte del malinteso quindi ok).

Ci sono differenze e predisposizioni biologiche, genetiche, che abbiamo da vedere.

Il maschio ha biologicamente il compito di cacciare (procacciare il cibo) e di tenere a bada il territorio per sé e per il suo gruppo sociale. Questo valeva 20 milioni di anni fa ma vale esattamente anche adesso, perché per potersi occupare di queste cose qua l’uomo ha sviluppato delle capacità che appartengono prevalentemente a lui come genere.

Il maschio ha una forza fisica diversa, un tipo di udito diverso, un’intelligenza spaziale diversa. L’uomo si occupa sostanzialmente dell’ ‘orientamento’ (come lo chiama uno dei miei insegnanti): quindi di territorio, di spazio e di sostentamento. E la natura gli ha dato tutte le capacità per farlo.

La femmina biologicamente ha il compito di gestire il nido, cioè la casa e i suoi abitanti (la famiglia). Questo valeva 20 milioni di anni fa ma vale esattamente anche adesso, perché per potersi occupare di queste cose qua la donna ha sviluppato delle capacità che appartengono prevalentemente a lei come genere.

La femmina è dotata di maggiore empatia, per comprendere e saper gestire le emozioni dei familiari, ha una capacità innata di creare accoglienza e comodità nel suo nido. Si occupa sostanzialmente del ‘clima’ (sempre per citare un mio maestro) della casa: con la propria comprensione, morbidezza, con la cucina, con un’ambiente accogliente. E la natura le ha dato tutte le capacità per poterlo fare.

Quindi fondamentalmente che ti piaccia o no, c’è scritto nel codice genetico che la donna è più portata ad occuparsi di certe cose e l’uomo di altre.

La parità di genere qui non c’entra un fico.

Ma non c’è solo questo di cui tenere conto.

DA UN PUNTO DI VISTA ENERGETICO I GENERI ESISTONO

Da quando, con lo Yoga, ho scoperto la filosofia Taoista e ho imparato a conoscere la differenza e complementarietà di Yin e Yang ho capito che anche dal punto di vista energetico esistono maschile e femminile e che pur facendo parte di un tutto, ne sono comunque espressioni molto diverse.

L’energia Yang ha qualità maschili, quali: la forza fisica, il fuoco, l’attività, la rigidezza, la struttura, la durezza, la logica, il fare, il provvedere alle cose. Si manifesta quindi nell’azione determinata, nella decisione, nella lotta, nel raggiungere un obiettivo, nella competizione.

L’energia Yin ha qualità femminili quali: la fluidità, l’acqua, l’emotività, il riposo, l’intuizione, la creatività, la morbidezza, l’introversione, il prendersi cura, l’essere opposto al fare. Si manifesta quindi nel fare le cose con tempi adeguati, con pazienza, senza fretta, in maniera nutriente, rispettando i cicli della natura.

Siamo in equilibrio e viviamo in uno stato di benessere quando le nostre due energie Yin e Yang sono in equilibrio tra loro. Il che significa che noi donne dobbiamo possederle entrambe ma con un prevalere di Yin, e viceversa.

Nessuna è migliore dell’altra, non si vince e non si perde qui.

PERCHE’ C’E’ TUTTA QUESTA CONFUSIONE OGGI?

Una volta, parlo dei miei nonni non serve andare molto più in la, queste cose erano molto più chiare, anche se spostate culturalmente a un estremo Yang. Adesso invece io sento tanta confusione.

Cosa è successo? Che culturalmente viviamo in un mondo che da anni predilige l’energia Yang. Veniamo da un’epoca patriarcale in cui a dominare il mondo e la casa sono sempre stati gli uomini, sovvertendo ogni tipo di equilibrio e rimanendo quindi solamente ancorati al solo modello biologico: uomo fuori lavora, donna a casa coi figli.

Questo significa che la donna ha per anni e anni è stata si in maggiore connessione con la propria energia Yin, ma che a un certo punto per poter tornare in equilibrio, essere vista e non essere più relegata al solo ruolo di madre/casalinga ha iniziato a sposare maggiormente l’energia Yang (maschile). Che le donne abbiano quindi per un periodo dovuto lottare per acquisire un minimo di riconoscimento è sacrosanto.

Ma non si sono fermate, e nel fare questo hanno sacrificato sempre di più la propria parte femminile e si sono messe in lotta con il maschile usando la sua stessa energia.

Per me il punto è tutto qui.

Per anni (e ancora oggi) una donna per sentirsi valorizzata ha dovuto spingere sull’energia Yang e vestirsi coi panni degli uomini: diventare competitiva, battagliera, determinata, votata all’obiettivo, ossessionata dal suo aspetto fisico (PS: nella natura ricordate che è l’uomo a dover attrarre la donna col suo aspetto fisico e non il contrario…).

Essere donna ed essere vista come donna ha significato dimenticarsi come si fa ad essere femmina.

Questo poi lo rilevo a livello sistemico con le rappresentazioni delle costellazioni: molte donne (per queste e altre ragioni) si sono messe al posto del marito. Con conseguenze che vi racconterò in un altro post.

UN PASSAGGIO SOTTILE

Il passaggio che sento che molte donne stanno facendo ora, mentre altre sono ancora perse a difendere la supremazia femminile contro quella maschile, a voler fare carriera, vincere le battaglie, occuparsi del territorio, è quello di rimettersi al proprio posto.

Molte donne stanno riscoprendo che per essere viste devono prima di tutto vedersi loro stesse nella loro sacralità. Una sacralità che non passa per un’energia maschile di lotta e competizione, ma per un’energia femminile fatta di apertura, comprensione e di riscoperta delle sacre arti e doti e capacità che ci rendono uniche e che non hanno bisogno di competere ma anzi di collaborare per esprimere il meglio.

Questo non significa che a casa mia i lavori di casa li faccio solo io, anzi, io e il mio compagno condividiamo equamente certe faccende domestiche.

Ma del clima appunto, me ne occupo io: sono io che faccio una torta quando sento che c’è da celebrare qualcosa, sono io che mi prendo cura della cucina e dell’orto e invece di lottare e lamentarmi per dividere i lavori da fare, semplicemente abbiamo trovato un accordo, che nel nostro caso funziona

In tutto questo non mi sento inferiore se a volte gli chiedo ‘aiuto’. E anche se so che lui non dovrebbe dire frasi come ‘TI ho scaricato la lavastoviglie’ (come se fosse affare solo mio), siccome comprendo questa differenza di fondo che abbiamo e che nasce da una cultura lunga migliaia di anni, e ancor di più una biologia di milioni di anni, sono serena in quello che faccio meglio io e in quello che fa lui fa meglio di me, vedendo la differenza che c’è tra noi, che è sacra e sacrosanta.

E quando siamo in viaggio mi affido alle sue capacità di guidarmi attraverso un territorio sconosciuto, sapendo che sicuramente mettendomi io alla guida ci perderemmo in un secondo :D

Vi invito a lasciare che gli uomini facciano gli uomini, di cominciare a dare una direzione diversa alla vostra vita, che nulla abbia a che fare con la loro, cosicché su nulla vi possiate paragonare e comparare e mettere in competizione.

Non abbiamo niente da invidiare a nessuno quando siamo nel nostro sacro.

E’ così rilassante per me stare al mio posto.

Vi auguro di provarlo!

Posso aiutarti a ritrovare il tuo spazio sacro femminile e a riscoprire il piacere di starci dentro: prenota una consulenza con me (anche online) e ne parliamo assieme.

Per saperne di più…

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